Alimentazione e forfora: qual è la connessione?

Il cuoio capelluto è costituito da numerose ghiandole sebacee, che producono grasso al fine di proteggere l’epidermide e i capelli. Il grasso è la fonte di nutrimento principale del fungo Malassezia furfur, spesso responsabile della formazione della forfora.

Molti non sanno che l’alimentazione può contribuire alla formazione di forfora.

Ecco le sostanze o gli alimenti che giocano un ruolo nella formazione della forfora

  • Lo zinco può aiutare a ridurre la forfora, abbassando la secrezione del sebo. Fra i cibi di origine vegetale buone fonti di zinco sono i legumi, le nocciole e l’avena.
  • L’allicina, una sostanza contenuta nell’aglio e in piante della stessa famiglia, ha proprietà funghicide.
  • Alcuni studi di laboratorio sostengono che le vitamine del gruppo B (in particolare la B6 e la B12) possono ridurre il problema della forfora. Troviamo queste vitamine nella frutta a guscio, nella frutta fresca, nella verdura, nei legumi, nei cereali e nelle uova.
  • I grassi omega 3 ed omega 6 hanno un ruolo protettivo dell’epidermide. Li troviamo nel pesce azzurro, nel salmone, nell’olio di oliva, nei semi di lino e nelle noci.
  • In molti casi la forfora è causata dalla Candida, la quale si nutre fondamentalmente di zuccheri. E’ quindi buona norma ridurre il contenuto di carboidrati semplici (contenuti nel miele, zucchero semolato o di canna, succhi di frutta, bevande zuccherate, caramelle, dolciumi..) nella dieta per lasciar più spazio ai cereali integrali, fonte di carboidrati complessi.
  • Bevande come gli alcolici potrebbero peggiorare il problema andando a ridurre l’idratazione della cute in quanto portano a disidratazione.
  • Alimenti ricchi di grassi saturi (come salumi, carni grasse e formaggi grassi) e cotture poco sane (come le fritture o la cottura alla griglia ad alte temperature) peggiorano la forfora poiché aumentano la produzione di sebo

Oltre a questi consigli, si raccomanda di comprare uno shampoo specifico presso la tua farmacia di fiducia.

Bibliografia: https://www.hsph.harvard.edu/nutritionsource/

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